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Il lavoro femminile in Italia

L’occupazione femminile in Italia è certamente cresciuta nell’arco degli ultimi dieci anni, ma il suo valore rimane ancora contenuto rispetto a quello medio europeo. Se infatti si considerano i principali indicatori del mercato del lavoro, è possibile notare che essi assumono valori molto diversi a seconda che li si osservi al femminile o al maschile. Forti discriminazioni nei confronti delle donne e, in particolare, delle giovani donne, sono infatti ancora presenti nel mondo del lavoro.
Vediamo nel dettaglio i parametri di analisi del mercato del lavoro in grado di documentare questo quadro.
 

• Il lavoro delle donne e degli uomini

Nel 2009, il tasso di attività femminile in Italia è pari al 51,1%, quello maschile è molto più elevato e raggiunge il 73,7%. Nello stesso anno, le donne occupate sono pari al 46,4%, mentre gli uomini fanno registrare un tasso di occupazione pari al 68,6%.
Sempre nel periodo considerato, le donne disoccupate sono il 9,3%, gli uomini il 6,8%, valore in aumento a causa della profonda crisi economica che ha colpito il mondo occidentale in questi ultimi anni. Anche nel 2008 gli effetti della crisi economica sulla disoccupazione si sono fatti sentire soprattutto sulla componente femminile, accentuando le già sensibili differenze di genere: nel 2008, le donne disoccupate sono l’8,5% a fronte del 5,5 % degli uomini. Il tasso di disoccupazione femminile va letto unitamente agli altri indicatori del mercato del lavoro in Italia e, in particolare, al tasso di occupazione e alla partecipazione alle forze lavoro, entrambi molto contenuti per le donne.
Gli ultimi dati provvisori del gennaio 2011 confermano il trend differenziato per donne e uomini, già identificate negli anni precedenti: il tasso di attività delle prime è pari al 51,4%, contro quello dei secondi, che si attesta sul 63%, un livello molto più elevato (sebbene non tale da raggiungere i livelli europei). Anche il dato provvisorio relativo all’occupazione mette in lice una forte differenza fra i generi, nonostante la leggera riduzione del tasso di occupazione maschile, che passa dal 68,6% del 2009, al 67,2% del mese di gennaio 2011. Tale riduzione è accompagnata da un contestuale aumento del tasso di occupazione femminile, che passa dal 46,4% del 2009 al 46,3% del gennaio 2011.
L’ultimo dato provvisorio disponibile sulla disoccupazione (gennaio 2011) fa segnare un mutamento: le donne, infatti, fanno registrare un tasso di disoccupazione del 9,8% e gli uomini del 7,8%.
Anche fra i giovani vi sono differenze di genere significative: il tasso di disoccupazione giovanile delle donne è, nel 2009, pari al 28,7% e supera quello maschile di 5,4 punti percentuali (sebbene in calo di 4 decimi di punto rispetto all’anno precedente). In effetti, il grande problema della disoccupazione giovanile in Italia è che è nettamente più accentuata fra le donne, per le quali l’ingresso nel mondo del lavoro continua ad essere molto problematico. D’altra parte, anche per quei soggetti femminili che risultano occupati la situazione lavorativa non è quasi mai soddisfacente, caratterizzata come è, molto più spesso che per i coetanei maschi, da precarietà e retribuzioni non adeguate.
 

• La posizione dell’Italia in Europa

In Italia, nel 2009, le donne occupate sono pari al 46,4%: un dato inferiore al tasso medio di occupazione femminile nell’Europa a 27 (58,6%), e che mette quindi in luce il forte ritardo italiano a livello internazionale.
Nello stesso anno, le donne disoccupate in Italia sono pari al 9,3%, valore leggermente superiore al dato medio di disoccupazione femminile europeo, pari al 8,8%; mentre gli uomini italiani disoccupati sono in media pari al 6,8%, valore nettamente inferiore a quello medio europeo del 9%. Del resto, l’Italia, insieme alla Grecia, è tra i paesi in cui lo scarto tra tassi di disoccupazione maschile e femminile è più elevato. In molti Stati membri, questa differenza è inferiore al punto percentuale e in altri ancora, tra i quali spiccano Regno Unito (7,8% contro 6,1%) e Irlanda (16,6% contro 9,6%), il tasso di disoccupazione maschile supera quello femminile.
 

• Le differenze fra aree territoriali: Nord, Centro, Sud e isole

Le differenze territoriali – che abbiamo visto essere particolarmente marcate in Italia – riguardano anche la diversa partecipazione di donne e uomini al mercato del lavoro. In specifico, si riferiscono ad un problema più ampio di partecipazione femminile al mercato del lavoro, diffusa sull’intero territorio nazionale (solo l’Emilia-Romagna si colloca al di sopra della media europea), e particolarmente grave nel Mezzogiorno.
I differenziali tra uomini e donne risultano particolarmente marcati nel Mezzogiorno, dove il tasso di disoccupazione femminile, nel 2009, supera di 5,7 punti percentuali il corrispondente maschile (20,7% contro 15,7%). Nel 2008, il tasso di disoccupazione femminile oltrepassava il 15% in tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione di Abruzzo e Molise, mentre i tassi più bassi si registravano nelle regioni settentrionali, dove le donne in cerca di occupazione erano poco più del 5%.
Vi è inoltre un divario fra il livello di istruzione delle donne e la loro presenza nel mercato del lavoro del Nord e del Sud Italia. Al Sud, infatti, l’occupazione femminile rimane bassa, anche a fronte di credenziali educative elevate. Il tasso di occupazione delle donne in possesso di un titolo di studio universitario (laurea, laurea breve o dottorato) è pari al 64% al Sud, contro il 76% circa del Nord e del Nord-Ovest. Il divario tra l’occupazione femminile nel Nord e nel Sud è ancora più accentuato per le donne in possesso di un diploma (di 5 anni), per le quali il tasso di occupazione al Nord è pari al 68,3% e al 40,5% al Sud. Questi dati gettano luce sulla particolare difficoltà incontrata dalle donne nel mercato del lavoro del Mezzogiorno, dove il possesso di un titolo di studio elevato non è sufficiente a superare le discriminazioni persistenti nell’accesso all’occupazione.
Tale difficoltà viene ulteriormente dimostrata dai dati sulla disoccupazione femminile, e in particolare del tasso di disoccupazione delle donne in possesso di titoli di studio elevati (laurea o post-laurea). Al Sud, dove il 10,5% delle laureate è in cerca di occupazione, questo tasso è più del doppio di quello registrato al Nord, dove solo il 4,6% delle laureate sono disoccupate. Il divario territoriale nell’accesso all’occupazione da parte delle donne cresce ulteriormente per le diplomate, per le quali il tasso di disoccupazione al Nord è pari al 5,5%, al Sud al 14,5%.

 

Fonti:

Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro: Media 2008, Media 2009, Dati provvisori gennaio 2011
Eurostat “Employment and unemployment (European Labour Force Survey): Media 2009, Media 2010

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