Mettiamo in evidenza i principali indicatori del mercato del lavoro nazionale, osservando i dati complessivi (che fanno riferimento a donne e uomini dai 15 ai 64 anni), relativi al gennaio 2011 (dato provvisorio) e alla media del 2010.
Secondo i dati provvisori della rilevazione Istat forze lavoro del gennaio 2011, le persone attive sono, in Italia, pari al 62,2% della popolazione fra i 15 e i 64 anni. Tuttavia, il valore del tasso di attività (come accade anche per gli altri parametri di riferimento del mercato del lavoro) si differenzia per le donne (51,4%) e per gli uomini (63%).
I dati provvisori sull’occupazione del gennaio 2011 mostrano come il tasso di occupazione totale cali di 0,2 punti percentuali rispetto al dicembre 2010, e di 0,4 punti percentuali rispetto a gennaio 2010, raggiungendo il 56,7%. Anche le differenze di genere sono molto evidenti: il tasso di occupazione femminile è, nel gennaio 2011, pari al 46,3%, quello maschile è del 67,2%.
Nel complesso, il dato relativo alla disoccupazione fa segnare, nel 2010, un record negativo per l’Italia (8,5%), ovvero il più elevato livello di disoccupazione dal 2003. Secondo i dati provvisori del gennaio 2011, il tasso di disoccupazione aumenta ancora, toccando l’8,6%, con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua.
Prosegue anche la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che fa segnare un altro primato nazionale negativo: i giovani (15-24 anni) rimangono in Italia la categoria più vulnerabile nell’ambito del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2010 è pari al 27,9% e nel gennaio del 2011 cresce ancora, toccando il 29,4%.
Per contestualizzare la situazione italiana in un quadro più ampio, ovvero quello europeo, bisogna fare riferimento ai dati Eurostat, aggiornati per i principali parametri del mercato del lavoro all’anno 2009.
Nel 2009 il tasso di attività della popolazione tra i 15 e i 64 anni nell’Europa a 27 è pari al 71,1%: il valore minimo si registra a Malta (59,1%), quello massimo in Danimarca (80,7%). L’Italia, con un modesto 62,4%, si colloca al terz’ultimo posto della graduatoria europea, soltanto prima di Malta e Ungheria.
Il tasso di occupazione italiano è, nel 2009, pari al 57,6%, di gran lunga inferiore al tasso medio dell’Europa a 27 pari al 64,6% nello stesso anno. I paesi virtuosi della classifica sono: Olanda (77%), Norvegia (76,4%), Danimarca (75,7%), Svezia (72,2%), Finlandia (71,1%), Austria (71,6%) e Germania (70,9%). Per contro, fanalini di coda sono: Turchia (44,3%), Malta (54,9%), Ungheria (55,4%), Romania (58,6%), Spagna (59,8%) e Polonia (59,3%).
Nel 2009, per il secondo anno consecutivo, il tasso di disoccupazione nazionale risulta inferiore a quello medio dei paesi dell’Europa dei 27, ovvero pari al 7,8%, contro una media europea dell’8,9%. Questo dato deve essere interpretato alla luce della forte decelerazione dell’offerta di lavoro e della nuova crescita dell’inattività.
Se gli attivi (di età compresa fra i 15 e i 64 anni) sono in Italia, nel 2008, pari al 63%, facendo segnare un aumento di mezzo punto percentuale rispetto al 2007, nel 2009 le persone attive si attestano su un valore simile - pari al 62,4% .
Nel corso del decennio 1999-2009 il tasso di occupazione nazionale è cresciuto di 5 punti percentuali. Nel 2009, infatti, in Italia è occupato in media il 57,5% della popolazione nella fascia di età 15-64 anni, mentre nel 1999 tale percentuale era pari al 52% circa.
Nonostante questo incremento dell’occupazione, la differenza tra l’Italia e gli altri paesi europei è ancora rilevante, come vedremo in seguito con maggior dettaglio. Inoltre, se da una parte è possibile osservare come tale aumento abbia interessato in misura maggiore la componente femminile, dall’altra, è opportuno mettere in luce come l’occupazione femminile non raggiunga ancora in Italia i livelli di altri paesi europei, e persista un netto divario fra occupazione femminile e maschile.
Il tasso di disoccupazione è un indicatore cruciale della dinamicità del mercato del lavoro, perciò lo si osserva con particolare attenzione.
Nel 2008, per la prima volta dopo oltre un decennio, in Italia la disoccupazione è tornata ad aumentare: il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1% del 2007 al 6,7% del 2008. Il trend di crescita della disoccupazione si è mantenuto nel 2009, per il secondo anno consecutivo, quando il tasso di disoccupazione è arrivato al 7,8% e, come si è visto, anche nel 2010.
Anche la crescita della disoccupazione giovanile rappresenta una tendenza costante degli ultimi anni: già a partire dal 2009 il tasso di disoccupazione giovanile riprende ad aumentare, passando dal 21,3% del 2008, al 25,4% del 2009 e, come si è detto, al 27,9% del 2010. Questa risulta particolarmente preoccupante: se rispetto al 1999 il valore della disoccupazione giovanile sembra ridursi nel 2008 di 7,5 punti percentuali, in realtà tale diminuzione potrebbe essere attribuita, secondo il Rapporto “NoiItalia 2010” dell’Istat, alla veloce tendenza a posticipare il proprio ingresso nel mercato del lavoro da parte dei giovani, determinata sia dalle difficoltà dell’inserimento occupazionale sia da una loro prolungata permanenza nel sistema formativo.
L’Italia è caratterizzata da forti diseguaglianze territoriali così come da discrepanze fra i livelli di attività, occupazione e disoccupazione nel Nord, nel Centro e nel Sud del paese. Si tratta di diseguaglianze che caratterizzano storicamente la realtà italiana, ma che risultano essere particolarmente evidenti in questi ultimi anni, contribuendo a differenziare in modo marcato il quadro nazionale descritto. Vediamo nel dettaglio alcuni numeri in grado di descrivere questa disparità territoriale.
Se in molte regioni del Nord il tasso di attività, nel 2009, sfiora o supera il 70%, all’estremo opposto le regioni del Mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, si collocano in media, nello stesso anno, al di sotto del 60%. Nessuna regione italiana, fra l’altro, si avvicina, nello stesso periodo, ai livelli di partecipazione dei migliori paesi europei.
Livelli più elevati di occupazione caratterizzano le regioni settentrionali. Nel decennio 1999-2008 il tasso di occupazione è cresciuto di 7 punti nel Centro, di 6,6 nel Nord-Ovest e di 5,2 nel Nord-Est. Nelle regioni del Mezzogiorno, nello stesso intervallo di tempo, l’incremento è stato limitato a 2,4 punti.
Nonostante questa tendenza, sempre nel decennio 1999-2000 sono le regioni del Mezzogiorno ad avere sperimentato un consistente decremento del tasso di disoccupazione (in Sicilia e in Calabria, ad esempio, nel 1999 il tasso di disoccupazione superava il 20%, mentre nel 2008 è sceso rispettivamente al 13.8% e al 12,1%). Per quanto, dunque, sia possibile individuare una sorta di inversione di rotta da parte delle regioni meridionali, tuttavia, essa non basta per superare i divari territoriali, che nel nostro paese permangono ancora molto accentuati. Si pensi, ad esempio, che in tutte le regioni del Nord-Est, a eccezione del Friuli-Venezia Giulia, la disoccupazione non raggiungeva, nel 2008, il 4%, mentre nel Mezzogiorno toccava il 12%.
L’andamento del 2009 conferma le tendenze appena presentate: la crisi dei posti di lavoro ha colpito, ancora una volta, le regioni italiane in modo differenziato. Le aree del Centro e del Nord hanno avuto l'aumento più marcato dei disoccupati: il Nord-Ovest ha visto crescere il tasso di disoccupazione, nel terzo trimestre 2009, dal 3,8% dell’anno precedente, al 5,5%, il Nord-Est dal 2,9% al 4,6%.
Eurostat “Employment and unemployment (European Labour Force Survey), media 2009
Istat, Rapporto “Noi Italia 2010”
Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro: Media 2007, Media 2008, Media 2009, Media 2010, Dati provvisori gennaio 2011