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L'occupazione femminile a Milano: tipologie e forme contrattuali

La nostra comprensione della struttura dell’occupazione a Milano e delle modalità con le quali uomini e donne sono presenti sul mercato del lavoro milanese non sarebbe completa senza un’analisi delle tipologie contrattuali e dell’orario di lavoro (part-time o full-time).

Osserviamo in primo luogo la diffusione del part-time, e le differenze di genere nel ricorso a questo strumento.
 

• Part-time e full-time

I lavoratori a tempo parziale, pari a 104.906 persone, costituiscono il 17,5% degli occupati milanesi.  Il lavoro a tempo parziale appare maggiormente diffuso sul territorio milanese rispetto a quanto accade in Lombardia (dove interessa il 14,8% degli occupati), in Italia nord-occidentale (14,6% degli occupati) e nel territorio nazionale (14,3% degli occupati).
A Milano, inoltre, gli occupati con orario ridotto sono cresciuti in modo incessante negli ultimi anni. Nel 2004 la quota di occupati inseriti in un lavoro part-time era pari al 12,8%, e tale quota ha subito un incremento graduale nell’ultimo quinquennio, fino a superare le 100.000 unità nel 2007 (pari al 17,2% degli occupati).
Rispetto all’orario di lavoro la struttura dell’occupazione è molto diversa tra i generi.
La formula del tempo parziale viene preferita da un’ampia porzione delle donne occupate: il 28,8%, pari a quasi 3 donne su 10 occupate. Al contrario, il ricorso a questa modalità di lavoro da parte degli uomini è davvero ridotto: soltanto il 7,8% degli occupati uomini lavora part-time. Quest’ultimo valore appare comunque maggiore rispetto alla media lombarda (dove il 4,8% degli occupati uomini lavora part-time) e italiana (5,3%). A Milano si osserva dunque una notevole femminilizzazione dei posti di lavoro a tempo parziale: considerando l’insieme delle persone occupate ad orario ridotto, il 76% (più di 7 su 10) sono donne. Tale percentuale sale al 77,8% in Lombardia, e all’81% a livello nazionale.
Il maggiore ricorso al part-time da parte delle donne si collega alla diseguale divisione del lavoro famigliare tra donne e uomini, già richiamata in riferimento al contesto nazionale (cfr. la sezione “L’intreccio tra lavoro retribuito e lavoro famigliare”). Come visto, le donne devono far fronte a un carico medio di lavoro - quotidiano o settimanale - maggiore rispetto a quello degli uomini, poiché include il lavoro non retribuito (per la famiglia) accanto al lavoro retribuito (per il mercato). In un quadro in cui la responsabilità del lavoro di cura e famigliare continua ad essere attribuita in modo prevalente alle donne, il ricorso al lavoro a tempo parziale può essere letto come una strategia messa in atto dalle donne per conciliare il lavoro per la famiglia e il lavoro per il mercato o, più in generale, i tempi di vita e i tempi di lavoro. Secondo questa chiave di lettura, il part-time può essere considerato come uno strumento utile per evitare l’esclusione dal mercato del lavoro (o per favorire il reinserimento occupazionale) delle donne, in particolar modo delle donne con carichi di cura. Tuttavia, è importante sottolineare come la bassa percentuale di uomini che usufruiscono di questa modalità di lavoro sia indice di una cultura che considera le problematiche legate alla conciliazione tra tempi diversi come problematiche che interessano in primo luogo le donne, piuttosto che come temi di responsabilità comune, da condividere tra uomini e donne.

Oltre che per l’orario di lavoro, la posizione nel mercato del lavoro varia in modo notevole a seconda della tipologia contrattuale e della durata del contratto (tempo determinato o indeterminato).
 

• Lavoro dipendente e indipendente, a tempo determinato e indeterminato

Consideriamo innanzitutto l’inquadramento nel lavoro dipendente, autonomo o nelle diverse tipologie di collaborazione.
Quasi i tre quarti dei lavoratori milanesi sono dipendenti (73,7% sul totale degli occupati), mentre solo un quarto sono lavoratori indipendenti (26,3%). All’interno di questo ultimo insieme, è importante distinguere il lavoro autonomo dalla collaborazione e da forme di prestazione di lavoro occasionale. I lavoratori e le lavoratrici autonome, complessivamente, rappresentano il 21,8% degli occupati: al loro interno spiccano gli imprenditori (8% degli occupati, pari a 48.072) e i liberi professionisti (11%, 64.852). Le persone con contratto di collaborazione o di prestazione occasionale, invece, costituiscono il 4,4% dell’occupazione totale, e il 16,7% dei lavoratori indipendenti. Il peso occupazionale dei collaboratori, inoltre, non è aumentato in maniera rilevante negli ultimi anni (nel 2007 era pari al 4,7%). La quota di lavoratori con contratto di collaborazione o simili, rilevata a Milano, appare comunque superiore alla media nazionale e dell’Italia nord-occidentale (in entrambi i casi, pari al 2%).
Queste considerazioni sono valide se si considera il peso dei contratti di collaborazione o di prestazione occasionale sul totale degli occupati. Tuttavia, una migliore comprensione della diffusione di queste forme di lavoro si ottiene osservando la loro incidenza sui nuovi occupati, ossia sull’insieme di persone che hanno trovato un lavoro nel corso del 2008. I contratti di collaborazione rappresentano il 14,8% dei contratti di lavoro sottoscritti in quest’anno a Milano. I collaboratori rappresentano quasi la metà (46,9%) dei nuovi occupati che hanno una posizione professionale indipendente.

Un’analisi simile vale anche per la distinzione tra contratti di lavoro a tempo determinato e indeterminato.
La quota di lavoratori a tempo determinato sul totale dei dipendenti a Milano appare limitata (8,4%). Quest’ultimo valore risulta inferiore alla media lombarda (9,7%), e alla media italiana (13,3%). Tuttavia, è opportuno ricordare che l’insieme dei lavoratori dipendenti è composto da una porzione consistente di lavoratori entrati nel mercato del lavoro nei decenni passati, in un’epoca precedente all’introduzione e alla diffusione delle forme di lavoro non-standard, e che mantengono la loro posizione lavorativa a tempo indeterminato. Pertanto, se focalizziamo il nostro sguardo sull’insieme dei nuovi occupati osserviamo che un nuovo occupato su tre (32,6%) è assunto con un contratto a tempo determinato. I contratti a tempo determinato, inoltre, rappresentano quasi la metà dei contratti di lavoro dipendente sottoscritti nel 2008 (47,7%).
Considerando congiuntamente i dipendenti a tempo determinato e i collaboratori, si nota che quasi la metà (47,4%) dei neo-occupati è assunto con contratti di lavoro non standard.
Nel contesto milanese le trasformazioni del lavoro sono evidenti; tali trasformazioni interessano principalmente coloro che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro in questi anni, o vi rientrano dopo un periodo di disoccupazione.

È importante analizzare la diversa collocazione di donne e uomini all’interno di questa struttura occupazionale. In che misura uomini e donne hanno un accesso differenziato alle forme di lavoro esaminate in questa sezione? Come si distribuiscono tra occupazioni caratterizzate da un diverso grado di stabilità (tempo indeterminato o indeterminato) e dalla diversa natura della relazione lavorativa (lavoro autonomo o dipendente, collaborazioni e prestazioni di lavoro occasionale)?
 

• Atipico per chi?

Le modalità di impiego variano in modo significativo tra donne e uomini.
In primo luogo, il peso del lavoro dipendente è particolarmente elevato tra le lavoratrici: quattro donne occupate su cinque sono dipendenti. È invece relativamente ridotta la diffusione del lavoro autonomo tra le donne (15,7% delle occupate, rispetto al 27,1% del totale degli occupati di genere maschile).
Per comprendere come le forme di lavoro si differenzino a seconda del genere, è opportuno entrare con maggior dettaglio nei due insiemi: quello del lavoro dipendente e quello del lavoro indipendente.
Tra le lavoratrici dipendenti, il 9,1% ha un contratto a tempo determinato, percentuale che è pari al 7,8% tra i lavoratori dipendenti. A Milano, dunque, il lavoro dipendente “a termine” è più frequente tra le donne, ma con valori assoluti e differenze di genere più contenute rispetto alla media italiana (dove lavorano a tempo determinato il 15,6% delle lavoratrici dipendenti, e l’11,6% dei lavoratori dipendenti) e regionale (11,1% per le donne, 8,6% per gli uomini).
All’interno del lavoro indipendente, il peso del lavoro di collaborazione è maggiore per le donne (5,8% delle occupate), che per gli uomini (3,2% degli occupati maschi). Vi è quindi una differenza di 2,6 punti percentuali: più elevata rispetto a quella riscontrabile a livello nazionale (dove il ruolo di collaboratore interessa il 2,8% delle occupate donne, e l’1,4% degli occupati uomini) e del Nord Ovest (2,7% delle occupate donne, e l’1,5% degli occupati uomini).

 

Fonti:

Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro, media 2008
Settore Statistico del Comune di Milano, elaborazione su dati Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro, media 2008

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