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Le donne nel mercato del lavoro milanese

I caratteri positivi del mercato del lavoro milanese, appena descritti, riguardano anche l’occupazione femminile? Si riflettono in una struttura del lavoro per il mercato maggiormente equa dal punto di vista di genere? Comportano una migliore partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne milanesi, rispetto alla media italiana?
In sintesi: Milano è capace di sfruttare e valorizzare il potenziale rappresentato dalle donne e dalle lavoratrici?

Per rispondere a queste domande, consideriamo innanzitutto la popolazione attiva: ossia quella parte di popolazione, tra i 15 e i 65 anni, che è occupata o in cerca di occupazione.
 

• Lo squilibrio di genere nella partecipazione al mercato del lavoro milanese

Nel contesto milanese la partecipazione al mercato del lavoro è fortemente differenziata a seconda del genere. La presenza diseguale di donne e uomini nel mercato del lavoro appare evidente quando si osserva la composizione di genere della popolazione attiva. Tra le 620.982 persone che costituiscono la forza di lavoro milanese nel 2008, 333.173 sono uomini (pari al 53,7%) e 287.809 sono donne (pari al 47,3%). Tale composizione non rispecchia la composizione di genere della popolazione di riferimento, ossia le persone in età lavorativa residenti a Milano (delle quali, il 50,5% sono donne, il 49,5% sono uomini).
Lo squilibrio di genere nell’accesso al mercato del lavoro emerge con maggior chiarezza mettendo a confronto i tassi di attività delle donne e degli uomini: nel 2008, il tasso di attività femminile è pari al 68,3%, quello maschile all’81%. La distanza tra la partecipazione di donne e uomini al mercato del lavoro (misurata attraverso la differenza tra questi tassi) è dunque notevole: 12,7 punti percentuali. Tuttavia, è opportuno notare come nel medesimo anno la stessa distanza a livello nazionale raggiunga i 22,8 punti percentuali (in media, in Italia, sono attivi nel mercato del lavoro il 74,4% degli uomini, contro il 51,6% delle donne in età lavorativa), e a livello regionale sia pari a 19 punti percentuali (in Lombardia è attivo il 79% degli uomini tra i 15 e i 64 anni, contro il 60% delle donne). Il confronto con i dati regionali e nazionali ci consente dunque di tracciare il quadro di un mercato del lavoro, quello milanese, segnato da una disparità di genere persistente, ma minore rispetto a quella che caratterizza altri livelli territoriali.
La realtà milanese pare, inoltre, offrire maggiori possibilità di accesso e permanenza nel mercato del lavoro alla componente femminile della popolazione rispetto a quanto accade in generale in Italia. Se a livello nazionale, infatti, solo 1 donna su 2 è attiva nel mercato del lavoro (tasso di attività femminile: 51,6%), tale quota sale a 6 donne su 10 per il mercato del lavoro milanese (tasso di attività femminile: 68,3%) e lombardo (tasso di attività femminile: 60%).

Tuttavia, l’inclusione o esclusione dalla popolazione attiva non è un indicatore sufficiente, da solo, per comprendere la posizione delle donne milanesi nel mercato del lavoro. È necessario entrare in un grado di dettaglio maggiore e distinguere tra occupati e disoccupati.
 

• Occupazione, disoccupazione, diseguaglianze di genere 

Il tasso di occupazione femminile registrato nel 2008 è pari al 65,1%, inferiore di quasi 13 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione maschile (77,9%).
Osservando questo dato, si può affermare che Milano ha tuttavia raggiunto (e ha mantenuto, negli ultimi 5 anni) l’obiettivo della Strategia di Lisbona sull’occupazione femminile. Tale obiettivo, lo ricordiamo, prevedeva il conseguimento nell’Unione Europea di un tasso di occupazione femminile medio pari almeno al 60% entro il 2010.
Resta comunque notevole la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile: 12,8 punti percentuali, superiore di quasi 3 punti all’obiettivo fissato dalla Strategia di Lisbona (10 punti percentuali previsti).
Parallelamente, il tasso di disoccupazione femminile a Milano nel 2008 arriva quasi al 4,7% con una differenza di quasi un punto percentuale rispetto a quello maschile, pari al 3,8%.
Anche in questo caso, il confronto con i dati raccolti a livello regionale e nazionale può aiutare a cogliere la specificità del mercato del lavoro milanese e, in particolare, a comprendere che tale mercato si presenta relativamente favorevole per la componente femminile della popolazione, almeno in comparazione con quanto accade, in media, nel territorio nazionale.

Il tasso di occupazione femminile a Milano è superiore al valore regionale (57,1%) e nazionale (47,2%), rispettivamente di 8 e di quasi 18 punti percentuali. Inoltre, la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile registrata a Milano (pari, come visto, a 13 punti percentuali), seppur riguardevole, è meno marcata rispetto a quella registrata a livello nazionale (con un divario di più di 23 punti percentuali), lombardo (19,5 punti percentuali) e del Nord-Ovest (18,5).
Anche per il tasso di disoccupazione, il gender gap nella città di Milano (0,9) resta comunque più basso rispetto alla media lombarda (1,8 punti percentuali), nonché alla media nazionale (3 punti percentuali).

 

Fonti:

Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro, media 2008
Settore Statistico del Comune di Milano, elaborazione su dati Istat, Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro, media 2008

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