Direzione Centrale Politiche del Lavoro, Sviluppo Economico e Università

Come leggere i dati

• Attività lavorativa

Opera prestata nell’ambito dell‘organizzazione di lavoro pubblica o privata, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione (cfr. D.Lgs. 81/08).
 

• Condizione professionale

La condizione della persona che risulta occupata o disoccupata alla ricerca di nuova occupazione
 

• Condizione non professionale

La popolazione in condizione non professionale è costituita da:
- minori di 15 anni;
- persone in cerca di prima occupazione;
- soggetti non alla ricerca di lavoro, compresi coloro che svolgono lavoro casalingo non retribuito, studenti/esse, ritirati/e dal lavoro, pensionati/e;
- persone di 15 anni e più non in condizione professionale che non rientrano nelle quattro voci precedenti, compresi gli invalidi al lavoro e coloro che stanno assolvendo gli obblighi di leva.
 

• Congedi parentali

Nei primi otto anni di età del bambino, entrambi i genitori (qualora siano entrambi lavoratori dipendenti) o la sola madre (qualora il padre sia lavoratore autonomo, e la madre lavoratrice dipendente oppure autonoma) hanno il diritto di assentarsi dal lavoro, anche contemporaneamente, per un periodo continuativo o frazionato, che varia dai 3 agli 11 mesi. Nel caso di genitorialità adottiva o affidataria, il congedo parentale è usufruibile entro i primi otto anni dall’ingresso del bambino in famiglia, a prescindere dall’età del bambino, ma non oltre il raggiungimento della maggiore età.
Per maggiori informazioni: INPS
 

• Conciliazione

Il termine delinea un incontro fra due o più parti, messo in atto per raggiungere un’intesa rispetto a un particolare compito, interesse, obiettivo. Nell’ambito specifico della conciliazione tra famiglia e lavoro, l’obiettivo da raggiungere riguarda il rapporto tra il tempo dedicato al lavoro e quello riservato alla famiglia. Il problema non investe perciò la sola sfera individuale, ma diventa oggetto di interesse pubblico. In Italia, e in generale nelle società in cui perdura un modello di divisione sessuale del lavoro piuttosto rigido, le strategie di conciliazione tra lavoro per il mercato, lavoro famigliare e tempo per sé rimangono un campo d’azione prevalentemente femminile. Una corretta comprensione del tema conduce, tuttavia, a considerare la responsabilità della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita, come una responsabilità condivisa, che interessa uomini e donne.
Per maggiori informazioni: ISTAT, ISFOL
 

• Disoccupazione (cfr. Tasso di)

  • Generale: ammontare complessivo dei soggetti in cerca di occupazione, avendo perso una occupazione precedente. Si definisce di lunga durata se lo stato di disoccupazione dura da almeno 12 mesi. Fra disoccupazione e inattività si incunea la perdita di fiducia nelle possibilità di trovare un’occupazione che, se recente, viene dibattuta come componente della disoccupazione (Cfr. Scoraggiati).
  • Giovanile: disoccupazione in età 15-24
  • Intellettuale: per parlare in modo specifico di disoccupazione intellettuale per i giovani occorre che la più elevata scolarità costituisca una difficoltà aggiuntiva nella ricerca di un'occupazione. Ai giovani viene richiesta una sempre maggiore istruzione e formazione specifica; qualora il mercato non assorba completamente l’offerta a qualificazione elevata, si genera un surplus. Per questo motivo, i più istruiti accettano posti di lavoro per cui sono richieste competenze inferiori rispetto a quelle maturate.

Per maggiori informazioni: Banca d'Italia: "Un'analisi critica delle definizioni di disoccupazione e partecipazione in Italia", "Questioni di Economia e Finanza: Il mercato del lavoro durante la crisi"
 

• Doppia presenza

L’espressione “doppia presenza”, fu coniata da Laura Balbo nel 1978. Sebbene abbia progressivamente acquisito carattere normativo, evocando una sorta di itinerario obbligato dell’identità femminile, in bilico fra impegni professionali e responsabilità familiari, nell’originaria formulazione di Balbo emergevano anche tratti di segno diverso. Al di là degli aspetti più immediatamente gravosi connessi alla dimensione del doppio ruolo e della doppia fatica, venivano sottolineate le “potenzialità di innovazione, di creatività, di differenza” (Balbo et al., 1978, p. 4) attivate dall’attraversamento quotidiano di più mondi da parte di una quota crescente di donne adulte. Tale “contaminazione” di codici, di stili di conoscenza, forme di relazione, non solo appariva in grado di rendere più ricco e riflessivo il processo di definizione di sé, ma essa era considerata una base di partenza per l’innovazione sociale.
Nel senso comune contemporaneo, la locuzione “doppia presenza” indica il sommarsi del lavoro familiare con la partecipazione al mercato del lavoro, ed è percepito come un fenomeno che interessa quasi esclusivamente le donne.
 

• Fasce d’età

Le informazioni statistiche, anziché con riferimento al totale della popolazione, possono essere disaggregate per età anagrafica (anni compiuti), comunemente in classi di ampiezza quinquennale.  Sovente la produzione statistica raccoglie i soggetti in fasce di età più ampie, in accordo con la fase del ciclo di vita attraversata. Tipicamente, la prima classe è composta dai bambini in età compresa fra 0 e 14 anni, seguono i giovani fra i 15 ed i 24 anni, considerati appunto nel calcolo della disoccupazione (o in modo complementare dell’occupazione) giovanile.  Nello studio dell’uscita dei figli dalla famiglia d’origine (particolarmente tardiva in Italia, tanto da spingendosi finanche alla soglia dei 40 anni) oltre che nelle previsioni demografiche ed in alcune rilevazioni sui giovani adulti, si considerano unitariamente tutti coloro che hanno un’età fra i 15 ed i 39 anni. Si considera quindi la fascia in età fra i 40 ed i 64 anni, gli adulti tout court, seguita dagli anziani con 65 anni ed oltre. Fra gli anziani, si distinguono i cosiddetti “grandi vecchi” con 80 anni e più.
 

• Forza lavoro

Insieme delle persone occupate e delle persone in cerca di occupazione.
 

• Gap retributivo

Differenziale nelle retribuzioni. In ottica di genere, va riferito in particolare alle differenze di retribuzione fra donne e uomini, in linea di principio alla stessa posizione nella professione, cioè coeteris paribus. Si tratta di fenomeni molto difficili da rilevare statisticamente. Per ruoli e posizioni in cui la normativa consenta una contrattazione ad personam, il gap retributivo è misurabile dal confronto diretto fra le retribuzioni per genere. In contesti di contrattazione collettiva, d’altro canto, dove nominalmente non siano possibili divari discriminatori, si registrano nette differenze all’accesso al lavoro straordinario e ad altri trattamenti accessori, che incidono sulla retribuzione complessiva, e la misura del gap retributivo si trasla su questo fronte.
Per maggiori informazioni: The gender pay gap. Origins and policy responses. A comparative review of thirty European countries
 

• Gender gap

Il differenziale fra le condizioni di uomini e donne (riconducibile quindi al genere) che impedisce un eguale accesso a strumenti, opportunità e risorse. Il termine gender gap si riferisce, ad esempio, al divario nel tasso di attività come segnale di disparità di accesso al mercato del lavoro, oppure ai gap retributivi o, ancora, alla presenza differenziata di donne e uomini in determinate posizioni nell'ambito delle organizzazioni.
Per maggiori informazioni: Global Gender Gap, ISFOL
 

• Giovani neet (not in education, employment or training, non impegnati in percorsi di istruzione, lavorativi o di qualificazione professionale)

I giovani in età tra i 15 e i 29 anni non impegnati in corsi di istruzione, formazione o specializzazione, ma neppure nella ricerca di attività lavorative. Questa categoria, la cui condizione è riconducibile in buona misura allo scoraggiamento rispetto all’inserimento lavorativo (cfr. Scoraggiati), coinvolge pesantemente le giovani donne e si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, con trend crescente negli anni recenti. Viene osservata nella Rilevazione Continua delle Forze Lavoro Istat.
 

• Impresa

  • Grande impresa: l’impresa che occupa 500 addetti ed oltre, nell'indagine Istat sulle grandi imprese nell'industria e nei servizi.
  • Piccola e media impresa (PMI): una definizione di piccola e media impresa unanimemente accolta non è rinvenibile, in quanto alcune classificazioni considerano solo parametri quantitativi o esclusivamente qualitativi oppure di una combinazione fra i due. In merito ai parametri quantitativi di classificazione, il principale è il numero di addetti, seguono il fatturato, il capitale investito, la quota di mercato.
     

• Imprese avviate/cessate

Una popolazione di imprese varia nel tempo a causa di nascite e di cessazioni di unità. 
Generalmente si valuta il flusso di entrate ed uscite con riferimento al saldo ottenuto dal confronto tra popolazioni di imprese attive in due periodi, ma ciò non consente di identificare compiutamente l’effettivo ammontare di imprese nate e cessate. Infatti, riattivazioni di unità, modificazioni di attività economica, di forma giuridica o di proprietà, eventi di trasformazioni societaria portano a “false” creazioni/cessazioni di unità.
Per avere una misura della componente demografica “reale” occorre quindi condurre un’analisi specifica che permetta di identificare ed eliminare, dal flusso complessivo, quello generato dalle componenti spurie. In ambito Eurostat, sudi di Business Demography hanno condotto ad una metodologia per individuare le componenti effettive della cosiddetta “demografia d’impresa”, nel contesto italiano applicabile, fra gli altri registri, grazie alle serie storiche a livello individuale fornite dall’archivio ASIA (Archivio Statistico delle Imprese Attive, Unioncamere).
Per maggiori informazioni: ISTAT, Unioncamere
 

• Inattivi

La definizione di soggetto inattivo si basa sulla assenza di ricerca attiva del lavoro: secondo l’Istat, quest’ultima consiste nell’aver avuto, nel periodo di riferimento, un colloquio di lavoro o un contatto con un centro pubblico per l’impiego; nell’aver partecipato a un concorso pubblico; nell’essersi affidati a un annuncio sul giornale. La durata del periodo di riferimento è considerata una variabile chiave nella determinazione del numero di soggetti inattivi piuttosto che disoccupati (Banca d’Italia).
Risultano inattive pertanto le persone in età:
- non lavorativa (i giovani da 0 a 15 anni; gli anziani dopo i 64 anni);
- lavorativa, compresa tra 15 e 64 anni, che non svolgono un’attività produttiva e non sono comprese nella categoria dei disoccupati.
Sono individuabili altre determinazioni semantiche, secondo cui gli inattivi possono essere collocati in due categorie. La prima riguarda coloro che non cercano lavoro né sono immediatamente disponibili a lavorare, qualora ne fosse loro offerta l’opportunità. La seconda categoria, che l’Istat individua come "zona grigia", è composta da: coloro che pur non cercando attivamente lavoro, sarebbero disponibili a lavorare, se ne fosse loro offerta la possibilità; coloro che cercano attivamente lavoro ma non sarebbero immediatamente disponibili a lavorare; coloro che non cercano lavoro, ma che se capitasse loro un’offerta l’accetterebbero.
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
 

• In cerca di occupazione

La persona (di età compresa tra 15 e 64 anni) che all'indagine sulle forze di lavoro dichiara di trovarsi in una delle seguenti condizioni:
- di essere in una condizione professionale diversa da quella di persona occupata;
- di aver effettuato un’azione attiva di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono l’intervista e di essere immediatamente disponibile ad accettare un lavoro (o ad avviare un’attività autonoma) entro due settimane dall’intervista;
- di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono il periodo di riferimento;
- di iniziare un lavoro entro tre mesi dalla data dell’intervista e di essere disponibile a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
 

• Indagine campionaria

La rilevazione delle informazioni sulla totalità delle unità statistiche sono proprie dei censimenti o delle fonti amministrative. Sovente, considerazioni di costo/beneficio orientano la scelta verso un’indagine rivolta ad un sottoinsieme della popolazione o dell’universo che si intende studiare, scelto su base probabilistica. Tale sottoinsieme prende il nome di campione e l’indagine, di conseguenza, quello di indagine campionaria. Il disegno di campionamento, cioè di estrazione delle unità della popolazione che debbono entrare a far parte del campione, deve basarsi su opportune valutazioni in merito a:
- il metodo di selezione del campione con riferimento alla struttura ed alle informazioni degli archivi di base, in modo da massimizzare l’efficienza delle stime prodotte;
- la dimensione del campione, cioè il numero di soggetti in esso inclusi, in modo da conseguire una prefissata precisione delle stime, dati i vincoli di costo, tempo ed altro.
Sia il metodo di selezione che la dimensione del campione sono determinabili nell’ambito delle tecniche di campionamento, che vantano un inquadramento teorico ed una esperienza applicativa consolidati.
 

• Inoccupato

Persona alla ricerca di prima occupazione non avendo mai svolto alcuna attività lavorativa.
 

• Lavoro

  • Domanda: numero di posizioni lavorative richieste. Le rilevazioni sono effettuate nell’ambito del Sistema statistico nazionale (Sistan), il cui coordinamento è affidato per legge all'Istituto nazionale di statistica (Istat). Il Sistan si fa garante dell'unità di indirizzo, dell'omogeneità dei metodi e della razionalizzazione dei flussi dell'informazione statistica ufficiale.
  • Offerta: numero di soggetti in cerca di occupazione e i disoccupati.

Per maggiori informazioni: Sistan
 

• Lavoro (forme di)

  • Retribuito: l’opera diretta, anche saltuaria, è prestata dietro corrispettivo.
  • Non retribuito: l’opera diretta, anche saltuaria, è prestata senza alcun corrispettivo.
  • Sommerso: un’impresa, esistente come figura giuridica, occulta una parte del lavoro utilizzato.
  • Irregolare: indica genericamente un rapporto di lavoro stabilito contravvenendo più o meno pesantemente alla normativa vigente sul lavoro. Le più comuni violazioni sono sintetizzabili nella mancata assunzione e nell’omesso versamento dei contributi previdenziali a favore del lavoratore, oltre alla mancata consegna della busta paga.
  • Precario: il termine si lega all’instabilità propria di un mercato del lavoro flessibile dovuta all'alternanza di periodi di occupazione e periodi di non occupazione, estendonsi agli aspetti degenerativi dei contratti cosiddetti flessibili,  sino al lavoro sommerso o irregolare. L’insicurezza del lavoro precario può essere di natura economica, a causa di reddito incerto dovuta alla sottoccupazione o dei salari variabili, o può essere legata ad una carenza o insufficienza di protezione dell’impiego, o di tutela giuridica in generale (indici dei regimi di protezione dell’impiego vengono calcolate dall’OCSE su base nazionale) .
  • Parasubordinato: avente caratteristiche intermedia fra lavoro autonomo e subordinato.
  • Atipico: in generale un contratto di lavoro parasubordinato in cui non si costituisce un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o autonomo di tipo tradizionale, ma in cui la collaborazione presenta minori garanzie per il lavoratore. Rientrano in questa categoria i contratti di collaborazione coordinata e continuata e di prestazione occasionale, interinale, apprendistato, contratto di inserimento, job sharing o condivisione di una medesima attività da parte di due o più persone, lavori socialmente utili e i piani di inserimento professionale.
  • Autonomo: contratto d'opera con cui una persona assume l’obbligo di compiere, dietro un corrispettivo, un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Le modalità, il luogo e il tempo di esecuzione dell'opera o del servizio sono controllate liberamente dallo stesso lavoratore.
  • Collaborazione continuata e continuativa: opera prestata presso un'impresa o istituzione con rapporto di lavoro non soggetto a vincolo di subordinazione e che fornisce una prestazione dal contenuto intrinsecamente professionale o artistico, svolta in modo unitario e continuativo per un tempo predeterminato, un compenso a carattere periodico e prestabilito.
  • Rapporto di apprendistato: è uno speciale rapporto in cui il datore di lavoro si obbliga, corrispondendo una retribuzione, ad impartire, nella sua impresa, l'insegnamento necessario perché si possa conseguire la capacità tecnica per diventare lavoratore qualificato. Nel contempo, il datore di lavoro consegue il diritto di utilizzare l'opera dell'apprendista nell'impresa. Secondo la giurisprudenza gli apprendisti non sono lavoratori subordinati in senso tecnico, ma è invalsa l'abitudine di includere tale categoria tra quelle dei lavoratori alle dipendenze.
  • Interinale: assunzioni da parte di un'impresa di fornitura di lavoro temporaneo (impresa fornitrice) la quale pone uno o più soggetti lavoratori a disposizione di un'altra unità giuridico-economica (impresa o istituzione utilizzatrice) per coprire un fabbisogno produttivo a carattere temporaneo.
  • Contratto di formazione lavoro: consente l’acquisizione di una professionalità attraverso lo svolgimento di lavoro affiancato da programmi formativi. I destinatari sono giovani tra i 16 e i 32 anni.
  • “Buon lavoro”:  il concetto di qualità del lavoro trova espressione nella ricerca di indicatori sia oggettivi, atti a stabilire degli standard minimi, sia soggettivi, in termini di benessere lavorativo.

Per maggiori informazioni: ISTAT: "La  nuova flessibilità dell'occupazione", "Indagine conoscitiva sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro"; Ministero del Lavoro, Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania, Organisation for Economic Co-Operation and Development, European Economic and Social Committee
 

• Lavoro di cura retribuito

Accudimento e assistenza a favore di soggetti non autosufficienti, deboli o con problemi.
Il termine “cura” è inteso nell’accezione anglosassone, non limitatamente a cure di tipo sanitario, ma anche in riferimento ad attività di accompagnamento, di cura dell’ambiente domestico, di aiuto nelle funzioni quotidiane essenziali. L’invecchiamento della popolazione rappresenta una criticità per il sistema sociale nel momento in cui queste forme di dipendenza tendono ad aumentare. Tale criticità, tuttavia, non deriva solo dall’aumento della popolazione non autosufficiente, ma anche da un insieme di condizioni che riguardano l’altro versante della relazione, il soggetto che presta le cure, tipicamente le donne. Le profonde trasformazioni nell’organizzazione della produzione, nel mercato del lavoro e nella famiglia, hanno modificato l’assetto tradizionale entro cui il lavoro di cura è organizzato, favorendo lo sviluppo di un mercato di servizi alla persona. La  famiglia non è più in grado di soddisfare la domanda di cure che sorge sono al suo interno, ponendo l’esigenza di redistribuzione delle responsabilità e dei compiti di cura tra famiglia, Stato e mercato.
 

• Lavoro familiare

La riduttiva definizione di "lavoro domestico" per il complesso delle attività svolte principalmente dalle donne nella sfera familiare è superata da quella di "lavoro familiare" nei suoi tre aspetti principali (Bianchi, 1991; Kickbusch, 1981).

  • Lavoro domestico: comprende le mansioni ripetitive e ricorrenti di pulizia, manutenzione, preparazione dei pasti, e così via.
  • Lavoro di consumo: consiste nell’impiegare al meglio le risorse familiari di tempo e di reddito e comporta l’organizzazione degli acquisti, l’utilizzo di servizi pubblici e privati con gli aspetti decisionali connessi.
  • Lavoro di rapporto: riguarda il ruolo di chi presta opera di cura (caregiver) sia nelle situazioni contingenti di malattia e inabilità sia nella vita quotidiana. Rispetto a questo secondo aspetto, il lavoro di rapporto si esplica nella facilitazione e nel coordinamento delle relazioni tra i diversi componenti della famiglia, nel sostegno alle loro attività quotidiane, comprese le attività scolastiche dei figli.
     

• Mismatch

Indica il disallineamento fra domanda e offerta presente nel mercato del lavoro, e può essere analizzato a diversi livelli di disaggregazione. La mancata coincidenza di domanda e offerta di uno specifico profilo professionale, mismatch, si verifica quando le caratteristiche dei lavoratori non concordano con i profili richiesti dalle imprese oppure, anche qualora tale corrispondenza si realizzi, sussiste una diversa localizzazione geografica fra lavoratori e posti vacanti. L’analisi del mancato incontro tra domanda ed offerta di lavoro si sviluppa con riferimento a due dimensioni principali: le competenze e la localizzazione territoriale. La rilevazione del mismatch avviene in segmenti del mercato del lavoro e in ambiti del territorio definiti in base ad esigenze specifiche, quindi con un livello di disaggregazione legato allo scopo dell’analisi. Tuttavia queste differenze incidono anche sul processo di incontro tra domanda ed offerta di lavoro considerato in un'ottica aggregata.
Per maggiorni informazioni: INPS, INAIL
 

• Non forza lavoro

Le persone che dichiarano di essere in condizione non professionale (ad esempio casalinga, studente/essa, soggetto ritirato dal lavoro) e di non aver svolto alcuna attività lavorativa, né di aver cercato lavoro nel periodo di riferimento dell’analisi; oppure di averlo cercato, ma non con le modalità già definite per le persone in cerca di occupazione. Le non forze di lavoro comprendono, inoltre, gli inabili, militari di leva o in servizio civile sostitutivo e la popolazione in età fino a 15 anni.
 

• Occupazione

  • Generale: secondo gli attuali criteri utilizzati dall'Istat nella Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro (RCFL), vengono conteggiate come occupate le persone con 15 anni e oltre che, nel periodo di riferimento, abbiano svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che prevede un corrispettivo monetario o in natura, oppure almeno un’ora di lavoro non retribuito nell’impresa di un familiare nella quale collaborano abitualmente. Sulla lunghezza del periodo di riferimento è ampia la discussione, ad esempio da parte della Banca d’Italia. Risultano altresì occupati coloro che, nel periodo di riferimento, per diversi motivi sono assenti dal lavoro (per esempio per ferie,  malattia) con alcune limitazioni. Nel caso dei lavoratori dipendenti l’assenza non deve superare i tre mesi e la retribuzione non deve essere sotto la soglia del 50%; nel caso dei lavoratori indipendenti, sono considerati “occupati” quelli che durante il periodo d’assenza mantengono l’attività. Nel caso dei coadiuvanti familiari, per essere considerati “occupati” l’assenza non deve superare i tre mesi. Gli occupati rilevati dalla Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro includono tutte le persone residenti occupate in unità produttive. Dagli occupati delle forze di lavoro sono esclusi i militari di leva e le persone occupate che vivono in convivenze (ad esempio, gli istituti assistenziali, quelli religiosi e penitenziari) e i lavoratori irregolari. Secondo la definizione dell’indagine delle forze lavoro, tra le forme di lavoro “atipico”, i collaboratori coordinati e continuativi e i prestatori d’opera occasionali sono considerati lavoratori indipendenti, mentre gli apprendisti e i lavoratori a domicilio sono considerati dipendenti.
  • Giovanile: riferito a soggetti in età compresa fra i 15 e i 24 anni.
  • Occupazione alle dipendenze al lordo Cassa Integrazione Guadagni (CIG) per le grandi imprese: numero dei dipendenti, compresi i dirigenti, che al termine del periodo di riferimento dell'indagine risultano legati da un rapporto di lavoro diretto con le imprese interessate dalla rilevazione.
  • Occupazione alle dipendenze al netto CIG per le grandi imprese: numero delle posizioni lavorative alle dipendenze, al netto di una stima degli occupati in CIG basata sul concetto di “cassaintegrati equivalenti a zero ore”, stimati dividendo il numero di ore usufruite mensilmente dalle imprese per la cassa integrazione guadagni (sia ordinaria sia straordinaria), per il valore massimo di ore CIG mensili legalmente integrabili. Questa stima viene poi sottratta da quella degli occupati dipendenti al lordo CIG per ottenere gli occupati dipendenti al netto CIG.

Per maggiorni informazioni: ISTAT, Dipartimento del Tesoro, Banca d'Italia
 

• Pari opportunità

Si tratta di un concetto derivato dai principi simmetrici di uguaglianza politica e socio-economica, e dall’assunto delle pari libertà tra individui, gruppi e comunità. Letteralmente, l’espressione “pari opportunità” significa “assicurare condizioni di pari opportunità agli individui”, ossia garantire le medesime condizioni di partenza a soggetti e gruppi sociali che partono svantaggiati. I principi delle pari opportunità sono definiti nella normativa europea e definiscono le caratteristiche sulla base delle quali non è ammessa discriminazione, ovvero il genere, il credo religioso e le convinzioni personali, l’origine etnica, la disabilità, età e l’orientamento sessuale. Con riferimento al genere, gli obiettivi dell'Unione Europea (UE) in materia di uguaglianza tra le donne e gli uomini hanno lo scopo di assicurare le pari opportunità e l'uguaglianza di trattamento tra donne e uomini, nonché di combattere ogni discriminazione basata sul genere. La questione della parità tra i generi è entrata nell’agenda politica europea a partire dagli anni Sessanta quando, a seguito dell’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro, avvenuto nel secondo dopoguerra, si era determinato l’inizio dello “sgretolamento” della tradizionale divisione di genere delle responsabilità lavorative e familiari, e anche un’iniziale diffusione della condizione di “doppia presenza” delle donne nel privato e nel pubblico (Balbo, 1978). Le politiche di parità dell’Unione Europea hanno svolto un ruolo fondamentale nel dare impulso e nel fornire i presupposti necessari allo sviluppo di una politica di parità di genere anche nel nostro paese.
Per maggiorni informazioni: Europa (Sintesi della legislazione dell'UE), Dipartimento per le pari opportunità, Transnazionalità (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)
 

• Posizione lavorativa

Ammontare dei contratti di lavoro tra una persona fisica e un'unità produttiva, finalizzato allo svolgimento di una prestazione lavorativa contro il corrispettivo di un compenso. Le posizioni lavorative rappresentano, quindi, il numero di posti di lavoro occupati (a tempo pieno e parziale), indipendentemente dalle ore lavorate.
Per maggiori informazioni: ISTAT
 

• Posizione nella professione

Posizione definita sulla base del livello di autonomia e responsabilità e della funzione di ciascuna persona espletante un'attività economica in rapporto all'unità locale in cui viene svolta l'attività stessa.
 

• Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro (RCFL)

L’indagine campionaria sulle forze lavoro effettuata dall’Istat. È continua in quanto condotta in tutte le settimane dell’anno e produce la stima dei principali aggregati e indicatori del mercato del lavoro.
Per maggiori informazioni: ISTAT
 

• Scoraggiati

Fra coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perché non ritengono di poterlo trovare, quei soggetti che sarebbero comunque disponibili a lavorare. In accordo con alcune analisi di Bankitalia, gli scoraggiati, indipendentemente dalla loro classificazione, presentano in media lo stesso attaccamento al mercato del lavoro (espresso dalla medesima probabilità di trovare un impiego) dei disoccupati e non sono quindi effettivamente distinguibili da questi. Si ritiene che fra le donne e nel Mezzogiorno sia particolarmente ampia l’incidenza dei lavoratori che rinunciano a effettuare azioni di ricerca attiva di un posto di lavoro.
Per maggiori informazioni: OECD, Banca d'Italia
 

• Soffitto di cristallo

La barriera invisibile derivante da una complessa interazione di strutture nell'ambito delle organizzazioni a dominanza maschile, che impediscono alle donne di accedere a posizioni di responsabilità. Detto in altre parole,  le donne guardano in alto e non vedono ostacoli, perché l’atmosfera paritaria che sembra regnare nell’ambiente di lavoro le stimola ad una competizione aperta; nella loro ascesa, tuttavia, incontrano ad un certo punto un ostacolo invisibile che impedisce il raggiungimento di posizioni di vertice e dirigenziali. Il termine viene utilizzato per la prima volta in documenti ufficiali dal Dipartimento statunitense per il Lavoro nel 1991. Le statistiche di genere mirano ad evidenziarlo.
 

• Sottoccupazione

Il termine sottoccupazione fa riferimento a situazioni diverse: l’inadeguato utilizzo delle abilità e competenze ma anche il ridotto impiego della forza lavoro. La sottoutilizzazione delle abilità si riferisce ad un’inadeguata corrispondenza fra le più elevate competenze possedute e quelle inferiori richieste dalla professione svolta, anche in conseguenza di una situazione economica generale difficile, che porta il datore di lavoro a rinunciare ad assumere persone ad elevata qualificazione professionale, le quali si vedono costrette ad accettare mansioni secondarie, o inferiori alle proprie capacità, e che vengono quindi sottopagate. Il ridotto impiego della forza lavoro fa riferimento all’utilizzo di un numero di lavoratori inferiore a quello che il sistema economico potrebbe assorbire.
 

• Statistiche del lavoro

Informazioni quantitative relative al mercato del lavoro, ai grandi fenomeni dell'occupazione e della disoccupazione, per genere e classi di età, titolo di studio, posizione nella professione. Esse sono comprensive sia dei dati di base sia delle successive elaborazioni;  rispondono ad esigenze di comparabilità ed a questioni  di integrabilità di dati e fonti.
Per maggiori informazioni: Portale CNEL
 

• Statistiche per l’impresa

Informazioni quantitative circa le caratteristiche e le tecniche statistiche connesse ai contesti operativi e decisionali delle imprese, principalmente al marketing, alla produzione ed alla qualità.
 

• Tasso di attività

Rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione totale di riferimento.
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
 

• Tasso di disoccupazione

Rapporto percentuale tra le persone alla ricerca di occupazione e la forza lavoro. Le serie storiche del tasso di disoccupazione sono pubblicate dall’Istat (Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro) su base trimestrale, e rappresentano i valori ufficiali, nell’ambito dell’Eurostat. Il dibattito circa il periodo di riferimento e la considerazione o meno degli scoraggiati fra i soggetti in cerca di occupazione porta a stime diverse (cfr. Occupazione).
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
 

• Tasso di occupazione

Rapporto percentuale tra le persone occupate e la forza lavoro (cfr. tasso di disoccupazione).
 

• Tempo, regime di

  • Indeterminato: contratto considerato base o “tipico” in quanto non prevede una scadenza, assicurando al dipendente maggiore stabilità e sicurezza.
  • Determinato: contratto di lavoro nel quale la data di scadenza viene stabilita all’atto della stipula del contratto stesso. Il rapporto di lavoro alla scadenza automaticamente si risolve.
  • Parziale: il contratto prevede lo svolgimento di attività lavorativa ad orario ridotto rispetto a quello ordinario (full time o tempo pieno) previsto dalla contrattazione nazionale (part-time orizzontale), o per determinati periodi nel corso della settimana, del mese, dell’anno (part-time verticale).
     

• Unità Standard di Lavoro (ULA) o Equivalente tempo pieno

Le unità standard di lavoro misurano in modo omogeneo il volume di lavoro complessivamente impiegato nell’attività produttiva svolta all’interno del Paese. Per poter effettuare correttamente il computo del volume di unità di lavoro, sommando le posizioni lavorative sia a tempo pieno sia a tempo parziale, queste ultime sono trasformate in unità a tempo pieno. Le unità di lavoro sono quindi utilizzate come unità di misura del volume di lavoro impiegato nella produzione dei beni e servizi in un determinato periodo di riferimento. A differenza degli occupati delle forze di lavoro e degli occupati interni, l’input di lavoro in unità standard esclude i lavoratori equivalenti in CIG (cfr: Occupazione) e, come per gli occupati interni, comprende il contributo dei militari di leva, dei lavoratori irregolari, degli occupati non dichiarati, degli stranieri non residenti.
 

Per saperne di più


Glossari:

ISTAT
INFOCAMERE
ISFOL
Dipartimento del Tesoro
OECD
Banca d'Italia
Pubblica Amministrazione di Qualità

Datawharehouse

ISTAT

 

a cura del Centro Interdipartimentale per lo Studio dei Problemi di Genere

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