Opera prestata nell’ambito dell‘organizzazione di lavoro pubblica o privata, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione (cfr. D.Lgs. 81/08).
La condizione della persona che risulta occupata o disoccupata alla ricerca di nuova occupazione
La popolazione in condizione non professionale è costituita da:
- minori di 15 anni;
- persone in cerca di prima occupazione;
- soggetti non alla ricerca di lavoro, compresi coloro che svolgono lavoro casalingo non retribuito, studenti/esse, ritirati/e dal lavoro, pensionati/e;
- persone di 15 anni e più non in condizione professionale che non rientrano nelle quattro voci precedenti, compresi gli invalidi al lavoro e coloro che stanno assolvendo gli obblighi di leva.
Nei primi otto anni di età del bambino, entrambi i genitori (qualora siano entrambi lavoratori dipendenti) o la sola madre (qualora il padre sia lavoratore autonomo, e la madre lavoratrice dipendente oppure autonoma) hanno il diritto di assentarsi dal lavoro, anche contemporaneamente, per un periodo continuativo o frazionato, che varia dai 3 agli 11 mesi. Nel caso di genitorialità adottiva o affidataria, il congedo parentale è usufruibile entro i primi otto anni dall’ingresso del bambino in famiglia, a prescindere dall’età del bambino, ma non oltre il raggiungimento della maggiore età.
Per maggiori informazioni: INPS
Il termine delinea un incontro fra due o più parti, messo in atto per raggiungere un’intesa rispetto a un particolare compito, interesse, obiettivo. Nell’ambito specifico della conciliazione tra famiglia e lavoro, l’obiettivo da raggiungere riguarda il rapporto tra il tempo dedicato al lavoro e quello riservato alla famiglia. Il problema non investe perciò la sola sfera individuale, ma diventa oggetto di interesse pubblico. In Italia, e in generale nelle società in cui perdura un modello di divisione sessuale del lavoro piuttosto rigido, le strategie di conciliazione tra lavoro per il mercato, lavoro famigliare e tempo per sé rimangono un campo d’azione prevalentemente femminile. Una corretta comprensione del tema conduce, tuttavia, a considerare la responsabilità della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita, come una responsabilità condivisa, che interessa uomini e donne.
Per maggiori informazioni: ISTAT, ISFOL
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia: "Un'analisi critica delle definizioni di disoccupazione e partecipazione in Italia", "Questioni di Economia e Finanza: Il mercato del lavoro durante la crisi"
L’espressione “doppia presenza”, fu coniata da Laura Balbo nel 1978. Sebbene abbia progressivamente acquisito carattere normativo, evocando una sorta di itinerario obbligato dell’identità femminile, in bilico fra impegni professionali e responsabilità familiari, nell’originaria formulazione di Balbo emergevano anche tratti di segno diverso. Al di là degli aspetti più immediatamente gravosi connessi alla dimensione del doppio ruolo e della doppia fatica, venivano sottolineate le “potenzialità di innovazione, di creatività, di differenza” (Balbo et al., 1978, p. 4) attivate dall’attraversamento quotidiano di più mondi da parte di una quota crescente di donne adulte. Tale “contaminazione” di codici, di stili di conoscenza, forme di relazione, non solo appariva in grado di rendere più ricco e riflessivo il processo di definizione di sé, ma essa era considerata una base di partenza per l’innovazione sociale.
Nel senso comune contemporaneo, la locuzione “doppia presenza” indica il sommarsi del lavoro familiare con la partecipazione al mercato del lavoro, ed è percepito come un fenomeno che interessa quasi esclusivamente le donne.
Le informazioni statistiche, anziché con riferimento al totale della popolazione, possono essere disaggregate per età anagrafica (anni compiuti), comunemente in classi di ampiezza quinquennale. Sovente la produzione statistica raccoglie i soggetti in fasce di età più ampie, in accordo con la fase del ciclo di vita attraversata. Tipicamente, la prima classe è composta dai bambini in età compresa fra 0 e 14 anni, seguono i giovani fra i 15 ed i 24 anni, considerati appunto nel calcolo della disoccupazione (o in modo complementare dell’occupazione) giovanile. Nello studio dell’uscita dei figli dalla famiglia d’origine (particolarmente tardiva in Italia, tanto da spingendosi finanche alla soglia dei 40 anni) oltre che nelle previsioni demografiche ed in alcune rilevazioni sui giovani adulti, si considerano unitariamente tutti coloro che hanno un’età fra i 15 ed i 39 anni. Si considera quindi la fascia in età fra i 40 ed i 64 anni, gli adulti tout court, seguita dagli anziani con 65 anni ed oltre. Fra gli anziani, si distinguono i cosiddetti “grandi vecchi” con 80 anni e più.
Insieme delle persone occupate e delle persone in cerca di occupazione.
Differenziale nelle retribuzioni. In ottica di genere, va riferito in particolare alle differenze di retribuzione fra donne e uomini, in linea di principio alla stessa posizione nella professione, cioè coeteris paribus. Si tratta di fenomeni molto difficili da rilevare statisticamente. Per ruoli e posizioni in cui la normativa consenta una contrattazione ad personam, il gap retributivo è misurabile dal confronto diretto fra le retribuzioni per genere. In contesti di contrattazione collettiva, d’altro canto, dove nominalmente non siano possibili divari discriminatori, si registrano nette differenze all’accesso al lavoro straordinario e ad altri trattamenti accessori, che incidono sulla retribuzione complessiva, e la misura del gap retributivo si trasla su questo fronte.
Per maggiori informazioni: The gender pay gap. Origins and policy responses. A comparative review of thirty European countries
Il differenziale fra le condizioni di uomini e donne (riconducibile quindi al genere) che impedisce un eguale accesso a strumenti, opportunità e risorse. Il termine gender gap si riferisce, ad esempio, al divario nel tasso di attività come segnale di disparità di accesso al mercato del lavoro, oppure ai gap retributivi o, ancora, alla presenza differenziata di donne e uomini in determinate posizioni nell'ambito delle organizzazioni.
Per maggiori informazioni: Global Gender Gap, ISFOL
I giovani in età tra i 15 e i 29 anni non impegnati in corsi di istruzione, formazione o specializzazione, ma neppure nella ricerca di attività lavorative. Questa categoria, la cui condizione è riconducibile in buona misura allo scoraggiamento rispetto all’inserimento lavorativo (cfr. Scoraggiati), coinvolge pesantemente le giovani donne e si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, con trend crescente negli anni recenti. Viene osservata nella Rilevazione Continua delle Forze Lavoro Istat.
Una popolazione di imprese varia nel tempo a causa di nascite e di cessazioni di unità.
Generalmente si valuta il flusso di entrate ed uscite con riferimento al saldo ottenuto dal confronto tra popolazioni di imprese attive in due periodi, ma ciò non consente di identificare compiutamente l’effettivo ammontare di imprese nate e cessate. Infatti, riattivazioni di unità, modificazioni di attività economica, di forma giuridica o di proprietà, eventi di trasformazioni societaria portano a “false” creazioni/cessazioni di unità.
Per avere una misura della componente demografica “reale” occorre quindi condurre un’analisi specifica che permetta di identificare ed eliminare, dal flusso complessivo, quello generato dalle componenti spurie. In ambito Eurostat, sudi di Business Demography hanno condotto ad una metodologia per individuare le componenti effettive della cosiddetta “demografia d’impresa”, nel contesto italiano applicabile, fra gli altri registri, grazie alle serie storiche a livello individuale fornite dall’archivio ASIA (Archivio Statistico delle Imprese Attive, Unioncamere).
Per maggiori informazioni: ISTAT, Unioncamere
La definizione di soggetto inattivo si basa sulla assenza di ricerca attiva del lavoro: secondo l’Istat, quest’ultima consiste nell’aver avuto, nel periodo di riferimento, un colloquio di lavoro o un contatto con un centro pubblico per l’impiego; nell’aver partecipato a un concorso pubblico; nell’essersi affidati a un annuncio sul giornale. La durata del periodo di riferimento è considerata una variabile chiave nella determinazione del numero di soggetti inattivi piuttosto che disoccupati (Banca d’Italia).
Risultano inattive pertanto le persone in età:
- non lavorativa (i giovani da 0 a 15 anni; gli anziani dopo i 64 anni);
- lavorativa, compresa tra 15 e 64 anni, che non svolgono un’attività produttiva e non sono comprese nella categoria dei disoccupati.
Sono individuabili altre determinazioni semantiche, secondo cui gli inattivi possono essere collocati in due categorie. La prima riguarda coloro che non cercano lavoro né sono immediatamente disponibili a lavorare, qualora ne fosse loro offerta l’opportunità. La seconda categoria, che l’Istat individua come "zona grigia", è composta da: coloro che pur non cercando attivamente lavoro, sarebbero disponibili a lavorare, se ne fosse loro offerta la possibilità; coloro che cercano attivamente lavoro ma non sarebbero immediatamente disponibili a lavorare; coloro che non cercano lavoro, ma che se capitasse loro un’offerta l’accetterebbero.
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
La persona (di età compresa tra 15 e 64 anni) che all'indagine sulle forze di lavoro dichiara di trovarsi in una delle seguenti condizioni:
- di essere in una condizione professionale diversa da quella di persona occupata;
- di aver effettuato un’azione attiva di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono l’intervista e di essere immediatamente disponibile ad accettare un lavoro (o ad avviare un’attività autonoma) entro due settimane dall’intervista;
- di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono il periodo di riferimento;
- di iniziare un lavoro entro tre mesi dalla data dell’intervista e di essere disponibile a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive all’intervista, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
La rilevazione delle informazioni sulla totalità delle unità statistiche sono proprie dei censimenti o delle fonti amministrative. Sovente, considerazioni di costo/beneficio orientano la scelta verso un’indagine rivolta ad un sottoinsieme della popolazione o dell’universo che si intende studiare, scelto su base probabilistica. Tale sottoinsieme prende il nome di campione e l’indagine, di conseguenza, quello di indagine campionaria. Il disegno di campionamento, cioè di estrazione delle unità della popolazione che debbono entrare a far parte del campione, deve basarsi su opportune valutazioni in merito a:
- il metodo di selezione del campione con riferimento alla struttura ed alle informazioni degli archivi di base, in modo da massimizzare l’efficienza delle stime prodotte;
- la dimensione del campione, cioè il numero di soggetti in esso inclusi, in modo da conseguire una prefissata precisione delle stime, dati i vincoli di costo, tempo ed altro.
Sia il metodo di selezione che la dimensione del campione sono determinabili nell’ambito delle tecniche di campionamento, che vantano un inquadramento teorico ed una esperienza applicativa consolidati.
Persona alla ricerca di prima occupazione non avendo mai svolto alcuna attività lavorativa.
Per maggiori informazioni: Sistan
Per maggiori informazioni: ISTAT: "La nuova flessibilità dell'occupazione", "Indagine conoscitiva sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro"; Ministero del Lavoro, Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania, Organisation for Economic Co-Operation and Development, European Economic and Social Committee
Accudimento e assistenza a favore di soggetti non autosufficienti, deboli o con problemi.
Il termine “cura” è inteso nell’accezione anglosassone, non limitatamente a cure di tipo sanitario, ma anche in riferimento ad attività di accompagnamento, di cura dell’ambiente domestico, di aiuto nelle funzioni quotidiane essenziali. L’invecchiamento della popolazione rappresenta una criticità per il sistema sociale nel momento in cui queste forme di dipendenza tendono ad aumentare. Tale criticità, tuttavia, non deriva solo dall’aumento della popolazione non autosufficiente, ma anche da un insieme di condizioni che riguardano l’altro versante della relazione, il soggetto che presta le cure, tipicamente le donne. Le profonde trasformazioni nell’organizzazione della produzione, nel mercato del lavoro e nella famiglia, hanno modificato l’assetto tradizionale entro cui il lavoro di cura è organizzato, favorendo lo sviluppo di un mercato di servizi alla persona. La famiglia non è più in grado di soddisfare la domanda di cure che sorge sono al suo interno, ponendo l’esigenza di redistribuzione delle responsabilità e dei compiti di cura tra famiglia, Stato e mercato.
La riduttiva definizione di "lavoro domestico" per il complesso delle attività svolte principalmente dalle donne nella sfera familiare è superata da quella di "lavoro familiare" nei suoi tre aspetti principali (Bianchi, 1991; Kickbusch, 1981).
Indica il disallineamento fra domanda e offerta presente nel mercato del lavoro, e può essere analizzato a diversi livelli di disaggregazione. La mancata coincidenza di domanda e offerta di uno specifico profilo professionale, mismatch, si verifica quando le caratteristiche dei lavoratori non concordano con i profili richiesti dalle imprese oppure, anche qualora tale corrispondenza si realizzi, sussiste una diversa localizzazione geografica fra lavoratori e posti vacanti. L’analisi del mancato incontro tra domanda ed offerta di lavoro si sviluppa con riferimento a due dimensioni principali: le competenze e la localizzazione territoriale. La rilevazione del mismatch avviene in segmenti del mercato del lavoro e in ambiti del territorio definiti in base ad esigenze specifiche, quindi con un livello di disaggregazione legato allo scopo dell’analisi. Tuttavia queste differenze incidono anche sul processo di incontro tra domanda ed offerta di lavoro considerato in un'ottica aggregata.
Per maggiorni informazioni: INPS, INAIL
Le persone che dichiarano di essere in condizione non professionale (ad esempio casalinga, studente/essa, soggetto ritirato dal lavoro) e di non aver svolto alcuna attività lavorativa, né di aver cercato lavoro nel periodo di riferimento dell’analisi; oppure di averlo cercato, ma non con le modalità già definite per le persone in cerca di occupazione. Le non forze di lavoro comprendono, inoltre, gli inabili, militari di leva o in servizio civile sostitutivo e la popolazione in età fino a 15 anni.
Per maggiorni informazioni: ISTAT, Dipartimento del Tesoro, Banca d'Italia
Si tratta di un concetto derivato dai principi simmetrici di uguaglianza politica e socio-economica, e dall’assunto delle pari libertà tra individui, gruppi e comunità. Letteralmente, l’espressione “pari opportunità” significa “assicurare condizioni di pari opportunità agli individui”, ossia garantire le medesime condizioni di partenza a soggetti e gruppi sociali che partono svantaggiati. I principi delle pari opportunità sono definiti nella normativa europea e definiscono le caratteristiche sulla base delle quali non è ammessa discriminazione, ovvero il genere, il credo religioso e le convinzioni personali, l’origine etnica, la disabilità, età e l’orientamento sessuale. Con riferimento al genere, gli obiettivi dell'Unione Europea (UE) in materia di uguaglianza tra le donne e gli uomini hanno lo scopo di assicurare le pari opportunità e l'uguaglianza di trattamento tra donne e uomini, nonché di combattere ogni discriminazione basata sul genere. La questione della parità tra i generi è entrata nell’agenda politica europea a partire dagli anni Sessanta quando, a seguito dell’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro, avvenuto nel secondo dopoguerra, si era determinato l’inizio dello “sgretolamento” della tradizionale divisione di genere delle responsabilità lavorative e familiari, e anche un’iniziale diffusione della condizione di “doppia presenza” delle donne nel privato e nel pubblico (Balbo, 1978). Le politiche di parità dell’Unione Europea hanno svolto un ruolo fondamentale nel dare impulso e nel fornire i presupposti necessari allo sviluppo di una politica di parità di genere anche nel nostro paese.
Per maggiorni informazioni: Europa (Sintesi della legislazione dell'UE), Dipartimento per le pari opportunità, Transnazionalità (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)
Ammontare dei contratti di lavoro tra una persona fisica e un'unità produttiva, finalizzato allo svolgimento di una prestazione lavorativa contro il corrispettivo di un compenso. Le posizioni lavorative rappresentano, quindi, il numero di posti di lavoro occupati (a tempo pieno e parziale), indipendentemente dalle ore lavorate.
Per maggiori informazioni: ISTAT
Posizione definita sulla base del livello di autonomia e responsabilità e della funzione di ciascuna persona espletante un'attività economica in rapporto all'unità locale in cui viene svolta l'attività stessa.
L’indagine campionaria sulle forze lavoro effettuata dall’Istat. È continua in quanto condotta in tutte le settimane dell’anno e produce la stima dei principali aggregati e indicatori del mercato del lavoro.
Per maggiori informazioni: ISTAT
Fra coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perché non ritengono di poterlo trovare, quei soggetti che sarebbero comunque disponibili a lavorare. In accordo con alcune analisi di Bankitalia, gli scoraggiati, indipendentemente dalla loro classificazione, presentano in media lo stesso attaccamento al mercato del lavoro (espresso dalla medesima probabilità di trovare un impiego) dei disoccupati e non sono quindi effettivamente distinguibili da questi. Si ritiene che fra le donne e nel Mezzogiorno sia particolarmente ampia l’incidenza dei lavoratori che rinunciano a effettuare azioni di ricerca attiva di un posto di lavoro.
Per maggiori informazioni: OECD, Banca d'Italia
La barriera invisibile derivante da una complessa interazione di strutture nell'ambito delle organizzazioni a dominanza maschile, che impediscono alle donne di accedere a posizioni di responsabilità. Detto in altre parole, le donne guardano in alto e non vedono ostacoli, perché l’atmosfera paritaria che sembra regnare nell’ambiente di lavoro le stimola ad una competizione aperta; nella loro ascesa, tuttavia, incontrano ad un certo punto un ostacolo invisibile che impedisce il raggiungimento di posizioni di vertice e dirigenziali. Il termine viene utilizzato per la prima volta in documenti ufficiali dal Dipartimento statunitense per il Lavoro nel 1991. Le statistiche di genere mirano ad evidenziarlo.
Il termine sottoccupazione fa riferimento a situazioni diverse: l’inadeguato utilizzo delle abilità e competenze ma anche il ridotto impiego della forza lavoro. La sottoutilizzazione delle abilità si riferisce ad un’inadeguata corrispondenza fra le più elevate competenze possedute e quelle inferiori richieste dalla professione svolta, anche in conseguenza di una situazione economica generale difficile, che porta il datore di lavoro a rinunciare ad assumere persone ad elevata qualificazione professionale, le quali si vedono costrette ad accettare mansioni secondarie, o inferiori alle proprie capacità, e che vengono quindi sottopagate. Il ridotto impiego della forza lavoro fa riferimento all’utilizzo di un numero di lavoratori inferiore a quello che il sistema economico potrebbe assorbire.
Informazioni quantitative relative al mercato del lavoro, ai grandi fenomeni dell'occupazione e della disoccupazione, per genere e classi di età, titolo di studio, posizione nella professione. Esse sono comprensive sia dei dati di base sia delle successive elaborazioni; rispondono ad esigenze di comparabilità ed a questioni di integrabilità di dati e fonti.
Per maggiori informazioni: Portale CNEL
Informazioni quantitative circa le caratteristiche e le tecniche statistiche connesse ai contesti operativi e decisionali delle imprese, principalmente al marketing, alla produzione ed alla qualità.
Rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione totale di riferimento.
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
Rapporto percentuale tra le persone alla ricerca di occupazione e la forza lavoro. Le serie storiche del tasso di disoccupazione sono pubblicate dall’Istat (Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro) su base trimestrale, e rappresentano i valori ufficiali, nell’ambito dell’Eurostat. Il dibattito circa il periodo di riferimento e la considerazione o meno degli scoraggiati fra i soggetti in cerca di occupazione porta a stime diverse (cfr. Occupazione).
Per maggiori informazioni: Banca d'Italia
Rapporto percentuale tra le persone occupate e la forza lavoro (cfr. tasso di disoccupazione).
Le unità standard di lavoro misurano in modo omogeneo il volume di lavoro complessivamente impiegato nell’attività produttiva svolta all’interno del Paese. Per poter effettuare correttamente il computo del volume di unità di lavoro, sommando le posizioni lavorative sia a tempo pieno sia a tempo parziale, queste ultime sono trasformate in unità a tempo pieno. Le unità di lavoro sono quindi utilizzate come unità di misura del volume di lavoro impiegato nella produzione dei beni e servizi in un determinato periodo di riferimento. A differenza degli occupati delle forze di lavoro e degli occupati interni, l’input di lavoro in unità standard esclude i lavoratori equivalenti in CIG (cfr: Occupazione) e, come per gli occupati interni, comprende il contributo dei militari di leva, dei lavoratori irregolari, degli occupati non dichiarati, degli stranieri non residenti.
ISTAT
INFOCAMERE
ISFOL
Dipartimento del Tesoro
OECD
Banca d'Italia
Pubblica Amministrazione di Qualità